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Archivi dell'autore: gine

Michelangelo Antifascista – s04p33

TAGS: mezzoradaria, antifascismo, Dozza, Bologna, neonazisti, pratello, Michelangelo, corsi, narrativa, avoc, lettura, scrittura, libertà
1- Intervista a Michelangelo, antifascista bolognese, condannato a qualche anno di reclusione alla Dozza per aver sparato per reazione ad un gruppetto di 3 neonazisti  che in via del pratello inneggiavano il duce, aggredivano e molestavano passanti, donne e venditori ambulanti. Che cos’è oggi l’antifascismo? Com’è stato entrare nella Dozza e qual’è la situazione al suo interno? Parlaci del corso di scrittura a cui hai partecipato in carcere? Cosa ha significato incontrare la scrittura? Raccontaci cosa ti ha lasciato il carcere e dacci un tuo giudizio critico.

TAGS: mezzoradaria, racconto, lettura, occupazione, Michelangelo, Bologna, Dozza
2- Michelangelo ci legge uno dei suoi racconti

TAGS: mezzoradaria, Michelangelo, poesia, Bologna, Dozza
3- Michelangelo ci legge uno sua poesia

Materiale campagna “PAGINE CONTRO LA TORTURA”

Di seguito un po’ di materiale della campagna  “PAGINE CONTRO LA TORTURA” che si prefigge di rimuovere il divieto di ricevere dall’esterno libri e stampe d’ogni genere nelle sezioni 41bis. Continua a leggere »

Appello per la campagna “PAGINE CONTRO LA TORTURA”

“PAGINE CONTRO LA TORTURA”

Circa il divieto di ricevere dall’esterno libri e stampe d’ogni genere nelle sezioni 41bis

Nel tempo le istituzioni hanno allevato funzionari che ritengono naturale questo sistema di barbarie. Quando si eleva il meccanismo della mostrificazione a ’normale’ strumento di repressione, la tortura di varia natura diventa burocrazia quotidiana”. (Da una lettera di un detenuto rinchiuso nel nuovo carcere di Massama, Oristano, giugno 2015).

Da alcuni mesi chi è sottoposto al regime previsto dall’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario (o.p.) non può più ricevere libri, né qualsiasi altra forma di stampa, attraverso la corrispondenza e i colloqui sia con parenti sia con avvocati: i libri e la stampa in genere si possono solo acquistare tramite autorizzazione dell’amministrazione. È un’ulteriore censura, una potenziale forma di ricatto, in aggiunta alle restrizioni sul numero di libri che è consentito tenere in cella: solo tre.

Nel novembre 2011 una circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: il dipartimento del ministero della Giustizia preposto al governo delle carceri italiane) impose questa restrizione, ma fu bloccata da reclami di alcuni prigionieri e prigioniere accolti nelle ordinanze di alcuni giudici di sorveglianza. I ricorsi opposti da almeno tre pubblici ministeri contro queste ordinanze furono confermati in Cassazione. Infine una sentenza della suprema Corte del 16 ottobre 2014 ha dato ragione al DAP, rendendo così definitiva questa nuova odiosa restrizione.

Il regime di 41bis è il punto più rigido della scala del trattamento differenziato che regola il sistema carcerario italiano.

Adottato trent’anni fa come provvedimento temporaneo, di carattere emergenziale, si è via via stabilizzato e inasprito. In questa condizione detentiva ci sono oggi ben oltre 700 prigionieri  e prigioniere, fra i quali una compagna e due compagni rivoluzionari, trasferiti in queste sezioni da dieci anni. Il 41bis è attualmente in vigore in 13 sezioni all’interno di carceri sparse in tutt’Italia: Cuneo, Novara, Parma, Opera-Milano, Tolmezzo-Udine, Ascoli Piceno, Viterbo, Secondigliano-Napoli, Terni, Spoleto, L’Aquila, Rebibbia-Roma, Bancali-Sassari (entrata in funzione all’inizio di luglio 2015).

Il 41bis prevede:

– isolamento per 23 ore al giorno (soltanto nell’ora d’aria è possibile incontrare altri/e prigionieri/e, comunque al massimo tre, e solo con questi è possibile parlare);

– colloquio con i soli familiari diretti (un’ora al mese) che impedisce per mezzo di vetri, telecamere e citofoni ogni contatto diretto;

– esclusione a priori dall’accesso ai “benefici”;

– utilizzo dei Gruppi Operativi Mobili (GOM), il gruppo speciale della polizia penitenziaria, tristemente conosciuto per i pestaggi nelle carceri e per i massacri compiuti a Genova nel 2001;

– “processo in videoconferenza”: l’imputato/a detenuto/a segue il processo da solo/a in una cella attrezzata del carcere, tramite un collegamento video gestito a discrezione da giudici, pm, forze dell’ordine, quindi privato/a della possibilità di essere in aula;

– la censura-restringimento nella consegna di posta, stampe, libri.

Questa tortura quotidiana è finalizzata a strappare una “collaborazione”, cioè a costringere, chi la subisce, alla delazione. Nessun fine, quindi, legato alla sicurezza quanto piuttosto all’annientamento dell’identità e personalità. Ciò è ancora una volta dimostrato attraverso l’applicazione di quest’ultima ennesima restrizione, visto che leggere e scrivere rappresenta  da sempre l’unica forma di resistenza alla deprivazione sensoriale a cui sono quotidianamente sottoposti tutti e tutte le detenute.

Le leggi e le norme di natura emergenziale, col passare del tempo, si estendono cosicché ogni restrizione adottata nelle sezioni a 41bis prima o poi, con nomi e forme diverse, penetra nelle sezioni dell’Alta Sicurezza e in quelle “comuni”, contro chi osa alzare la testa.

Lo dimostra la generalizzazione di norme “trattamentali” eccezionali, quali per esempio: l’uso massiccio dell’isolamento punitivo disposto dall’art. 14-bis o.p. (*), che può essere prorogato anche per parecchi mesi consecutivi, in “celle lisce” e spesso isolate all’interno dell’istituto; o la “collaborazione” (di fatto) quale condizione essenziale per poter accedere a un minimo di possibilità “trattamentali” (socialità, scuola, lavoro); oppure la censura (di fatto) della corrispondenza e la limitazione del numero di libri o vestiti che è possibile tenere in cella.

Una società che sottostà al ricatto della perenne emergenza, alimentata da banalizzazioni ed allarmismi, si rende consenziente alle vessazioni e torture di cui il blocco dei libri è solo l’ultimo, più recente tassello. Individuiamo nel Dap il diretto responsabile e l’obbiettivo verso cui indirizzare le proteste: D.A.P. – Largo Luigi Daga n. 2 – 00164 Roma; centralino: 06 665911; Ufficio detenuti alta sicurezza mail: dg.detenutietrattamento.dap@giustizia.it telefono: 06 665911 fax: 0666156475. Tartassiamoli di telefonate, email, cartoline…e chi più ne ha, più ne metta! Chiediamogli conto di quanto hanno messo in pratica!

È altresì importante promuovere una campagna di sensibilizzazione e iniziativa di tutte e tutti coloro che operano nel mondo della cultura: librerie, case editrici, di appassionati/e della lettura, scrittori e scrittrici, viaggiatori tra le pagine, ecc., volta al ritiro del vessatorio divieto di ricevere libri.

In particolare, al fine di fare pressione sulle autorità competenti ed estendere la solidarietà, invitiamo tutte le realtà a spedire cataloghi, libri, riviste, ecc, presso le biblioteche delle carceri in cui sono presenti le sezioni a 41bis (per gli indirizzi delle carceri clicca qui)  e ai detenuti e alle detenute che di volta in volta ne faranno richiesta.

Informazioni utili allo sviluppo della campagna si trovano in rete a questo indirizzo:

http:/paginecontrolatortura.noblogs.org/. Il blog servirà da strumento di aggiornamento, coordinamento e documentazione. Chiunque aderirà alla campagna, per esempio con la spedizione di libri, ma anche con iniziative autonome, sarà bene che lo comunichi al seguente indirizzo di posta elettronica, cosicché sarà più semplice avere il polso della situazione su ciò che si sta, o meno, muovendo: paginecontrolatortura@inventati.org

Un’esperienza simile fu fatta nel 2005, quando l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli limitò il numero di libri tenibili in cella, nella sezione a “Elevato Indice di Vigilanza” (equivalente all’attuale “Alta Sicurezza 2”) del carcere di Biella. Grazie alla campagna “Un libro in più di Castelli” si sviluppò un’intensa attività che interessò numerose città italiane, basata sulla raccolta e la spedizione di libri nel carcere piemontese, che sfociò in una partecipata manifestazione sotto le sue mura. La limitazione dei libri fu infine ritirata.

Quest’appello vuole essere diretto e ampio, tanto quanto reclama la libertà, la lotta per viverla, nemica di ogni forma di prevaricazione e sfruttamento.

Il carcere non è la soluzione, ma parte del problema.

Sommergiamo di libri le carceri, evitiamo che si metta in catene la cultura!

AGOSTO 2015 – CAMPAGNA “PAGINE CONTRO LA TORTURA”

 

(*) Art.14-bis
Regime di sorveglianza particolare.

  1. Possono essere sottoposti a regime di sorveglianza particolare per un periodo non superiore a sei mesi, prorogabile anche più volte in misura non superiore ogni volta a tre mesi, i condannati, gli internati e gli imputati:
  2. a) che con i loro comportamenti compromettono la sicurezza ovvero turbano l’ordine negli istituti;
  3. b) che con la violenza o minaccia impediscono le attività degli altri detenuti o internati;
  4. c) che nella vita penitenziaria si avvalgono dello stato di soggezione degli altri detenuti nei loro confronti. …

 

Art.14-quater
Contenuti del regime di sorveglianza particolare

  1. Il regime di sorveglianza particolare comporta le restrizioni strettamente necessarie per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza, all’esercizio dei diritti dei detenuti e degli internati e alle regole di trattamento previste dall’ordinamento penitenziario.
  2. L’amministrazione penitenziaria può adottare il visto di controllo sulla corrispondenza, previa autorizzazione motivata dell’autorità giudiziaria competente.
  3. Le restrizioni di cui ai commi precedenti sono motivatamente stabilite nel provvedimento che dispone il regime di sorveglianza particolare.
  4. In ogni caso le restrizioni non possono riguardare: l’igiene e le esigenze della salute; il vitto; il vestiario ed il corredo; il possesso, l’acquisto e la ricezione di generi ed oggetti permessi dal regolamento interno, nei limiti in cui ciò non comporta pericolo per la sicurezza; la lettura di libri e periodici; le pratiche di culto; l’uso di apparecchi radio del tipo consentito; la permanenza all’aperto per almeno due ore al giorno salvo quanto disposto dall’articolo 10; i colloqui con i difensori, nonché quelli con il coniuge, il convivente, i figli, i genitori, i fratelli.

(Non cita mai la “misura” dell’isolamento, che invece è la prima ad essere impiegata e la più grave.)

Appello in arabo clicca

Fibbia: E’ uscito il n°1 del foglio anticarcerario

Pubblichiamo il foglio carcerario emiliano romagnolo pervenuto in redazione: Continua a leggere »

Prima lettera da S.Vittore di Dell’Acqua Alessio sulle sue condizioni detentive

Ciao [..],

come probabilmente già saprai mi trovo in custodia cautelare nel carcere di San Vittore con l’accusa di “devastazione e saccheggio” per i fatti accaduti a Milano al corteo del Primo Maggio. Continua a leggere »

Ancora manicomi

R.E.M.S. in via Terracini 31 – Bologna

Nel 2011 la degradante situazione che vivevano gli internati dei  sei ospedali psichiatrici giudiziari(O.P.G),è fuoriuscita da quelle mortificanti strutture “terapeutiche”,rompendo quell’agghiacciante silenzio imposto da gran parte della psichiatria e della magistratura,complice una società”civile” per lo più indifferente e ancora pronta  a legittimare le innumerevoli atrocità che tuttora compie professionalmente la pseudo-scienza psichiatrica all’interno dei propri servizi manicomiali gestiti autonomamente dai D.S.M (dipartimenti di salute mentale)o da compiacenti  cooperative sociali(tra cui comunità,reparti ospedalieri,centri diurni e ambulatoriali).

L’impatto mediatico ottenuto dalle riprese effettuate all’interno dei vari O.P.G ha certamente favorito l’approvazione  della legge 81, la quale sancisce in data 31.3.2015 la chiusura dei sei manicomi giudiziari(cinque tuttora funzionanti) e obbliga  ogni Regione a predisporre sul proprio territorio  nuove strutture,le R.E.M.S(residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza).

Ma fin quando non si avrà la volontà di cancellare dal codice penale la cosiddetta “pericolosità sociale”, i  giudici sulla base dell’”incapacità di intendere e volere” definita da un perito psichiatra all’interno di un processo penale, applicheranno una “misura di sicurezza detentiva”, ovverosia un internamento nelle R.E.M.S o “non detentiva”(libertà vigilata) con la presa in carico troppo spesso vitalizia e asfissiante dei servizi psichiatrici territoriali.

Sostituire la targa esterna del manicomio(vedi“ex”-O.P.G di Castiglione delle Stiviere ora R.E.M.S), rimbiancare le pareti o le mura di cinta, sostituire le inferiate con vetri antisfondamento e capillari sistemi di sorveglianza, sostituire le porte blindate con alti dosi di psicofarmaci e l’uso dei letti di contenzione, diminuire il numero delle persone internate, sostituire l’”ergoterapia” ovverosia il lavoro imposto nei vecchi manicomi con le “attività occupazionali terapeutiche”(solo efficaci nel sopportare il misero e lento trascorrere del tempo),sostituire le divise della polizia penitenziaria con le divise della sicurezza privata,con i camici bianchi dei “medici” e degli operatori sanitari(oltre a un numero insignificante di figure educative troppo spesso appartenenti alla ciurma dei sorveglianti),sono tutte misure utili a mistificare la conservazione dello status quo.

Cambiare tutto per non cambiare nulla…

Anche a Bologna AUSL,magistratura di sorveglianza e compiacenti giornalisti,hanno il coraggio e l’arroganza di  presentare il neo-manicomio di via Terracini come un luogo nel quale  si concretizza un reale percorso di “superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”.

Le testimonianze e le regole imposte dai vari responsabili/carcerieri, presentano una situazione ben distinta dall’immagine che in questi mesi si è forzatamente costruita. Purtroppo per loro ci sono persone che non si sottomettono a  questo stato di cose e denunciano l’esistenza di regole  di natura esclusivamente carceraria e manicomiale.
Le visite dei parenti  possono essere effettuate solo una ogni due settimane(mentre nell’O.P.G di Reggio Emilia sono concesse sei visite ogni mese),ogni internato può ricevere ed effettuare  solo una telefonata alla settimana e solo a numeri autorizzati dai responsabili i quali non sono certamente propensi a richiedere,al magistrato di sorveglianza,“permessi di uscita”dal neo-manicomio(all’O.P.G di Castiglione delle Stiviere si concedono “permessi di uscita” con più frequenza e per più ore o giorni).

Altro che superamento degli O.P.G…
Altro che reinserimento sociale…

In tale struttura l’approccio degli operatori non valorizza le diversità ma le patologizza secondo i loro ristretti parametri di giudizio. La loro misera e “indiscutibile” Normalità. L’autorità di chi si autoproclama “terapeuta”.
Le logiche manicomiali,in grado di creare stigma e isolamento dal mondo esterno sono ben radicate in questa struttura a loro dire“di cura e custodia”.Ma sappiamo bene che tutti i castelli di sabbia,presto o tardi crollano inesorabilmente.

Impediamo che i tentacoli asfissianti della psichiatria continuino ad allargarsi in ogni dove, violentando la sfera spirituale, umana, sociale, del disagio, della sofferenza, del proprio essere… della vita.
I Telefoni Viola con le realtà con cui collaborano, continueranno a porre impegno nel rendere sempre più agibili i percorsi di  chi esprime la volontà di liberarsi una volta per tutte dalla morsa  psichiatrica. Continueremo sempre con maggior tenacia  ad offrire un concreto sostegno umano,medico e legale a chi lo riterrà opportuno in pieno rispetto della libertà e della dignità dell’individuo.  

Telefono Viola di Piacenza,Reggio Emilia e Bergamo
Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud – Pisa
Centro Relazioni umane – Bologna
Collettivo antipsichiatrico Camap – Brescia

Proposte pratiche per un reale superamento dell’O.P.G/R.E.MS e dai servizi psichiatrici territoriali :

leggi il Comunicato: ”Siamo tutti socialmente pericolosi

1.1.2016

per contatti: antipsichiatriapc[at]autistici.org    www.telefonoviola.tracciabi.li

Testo collettivo dei detenuti sulla fermata all’aria di Novembre

Alla direzione C.C. Agrigento, ai mezzi di informazione di tutti i tipi, alle associazioni pro-detenuti, al garante dei detenuti, al ministro della giustizia, al magistrato di sorveglianza.

Noi detenuti a partire da oggi, domenica 29 novembre, entriamo in sciopero che manifestiamo nel rimanere al passeggio a tempo indeterminato, perché si è già oltrepassato il limite della disumanità  che il carcere di Agrigento produce. Ci sono dei principi di civiltà e dignità che devono separare la pena da scontare dalla tortura e questo non potete non saperlo e lo stato è nella piena violazione dei più elementari diritti dell’essere umano.

Il detenuto ha diritto a un trattamento giusto e umano e deve lottare per migliorare le proprie condizioni. Non sopportiamo più il trattamento bestiale, umiliante, degradante e di tortura che le condizioni detentive ci infliggono ogni giorno, sia a livello di struttura fatiscente e non a norma di legge, che di regolamento interno, che annulla tutti i nostri diritti, la nostra umanità, che ci farà uscire di prigione ammalati, disturbati, abbruttiti con una rivalsa vendicativa nei confronti della società perché è il carcere mera vendetta che non risponde al dettato costituzionale ed è perciò un’istigazione al suicidio, all’autolesionismo, alla castrazione chimica.

Vi ricordiamo i fatti: non esiste il diritto alla salute per carenza di farmaci e di cure adeguate, un esempio è il Sig. Angelo Castagna che da 20 giorni ha estrema difficoltà a camminare (si fa la doccia seduto) e  ha perso già 35 kg di peso nel giro di 2 mesi. Non c’é mai stata una disinfestazione. Pericolo di malattie infettive, con blatte, piattole e topi in libera circolazione. Non esiste neanche un defribillatore in infermeria, uno strumento che pensiamo avrebbe salvato la vita a Mohamed, il ragazzo algerino morto in questo carcere due mesi fa. L’ennesima vittima che miete lo stato nelle sue patrie galere.

Sovraffollamento nelle celle insostenibile, dove non esistono riscaldamenti, senza acqua calda, neanche nelle uniche due docce, ridotte male, presenti in sezione; e quando capita per un breve lasso di tempo che esce acqua calda, è vietato riempire un secchio per portarselo in cella, pena rapporto disciplinare e soppressione del proprio turno doccia (3 volte a settimana).

Il freddo è pungente ma ci proibiscono di avere guanti di lana o cuffiette o un maglione in più per proteggerci dal gelo.

Nel carcere piove dentro dappertutto. Le tubature delle celle sono marce in quanto anche dall’acqua fredda che scorre dai rubinetti, esce odore di fogna e quindi non è potabile.

I bagni minuscoli privi di finestra, hanno un aspiratore che non ha mai funzionato, costringendoci a respirare i maleodoranti bisogni fisiologici quotidiani dei propri compagni di cella, e non c’é areazione per consentire una rapida evacuazione. La situazione diventa sempre più nauseabonda!

Ci chiudono il blindo e ci spengono i televisori in violazione della legge. Neanche il magistrato di sorveglianza è garante dei nostri diritti. Non possiamo neppure accenderci e spegnerci la luce autonomamente in quanto la cella è priva di interruttore. Non c’é lavoro e il criterio con cui lo gestiscono è tutto sballato.

Agli stranieri che non hanno niente non gli viene garantito un sussidio periodico (neppure uno) per un minimo di sopravvivenza dignitosa, rendendo la galera tripla! L’area trattamentale non esiste. Ci sono detenuti che da anni non conoscono l’educatore, e quelli che sono definitivi da tanto tempo non hanno ancora lavorato.

Siamo nell’ozio forzato più assoluto, senza senso, sempre chiusi tra angoscia, stress, soprusi, ingiustizie che la fanno da padrona. Senza barbiere da tempo, non ci garantiscono nemmeno un minimo di decoro
verso noi stessi e le persone con cui facciamo colloquio, per non parlare della frantumazione del rapporto affettivo per chi ha la famiglia lontana.

La lista sarebbe ancora lunga delle nefande condizioni cui versala galera e ci sembra inutile proseguire.

Col nostro sciopero non chiediamo di risolvere tutti questi violenti “problemi”, perché siamo realisti e sappiamo già che niente cambierà!

Quello che vogliamo invece è la libertà immediata fino a quando non ci sarà una prigione che rispetti i diritti.

“La dignità umana è inviolabile, essa deve essere tutelata e rispettata”.

novembre 2015
Seguono firme di un gruppo di detenuti.

Comunicato dei compagni greci colpiti da richiesta di estradizione

traduzione da atenecalling – fonte: indymedia athens

Il 1/5/2015, durante un viaggio in Italia, abbiamo partecipato al corteo del 1 maggio a Milano e alla contestazione della Fiera Internazionale Expo 2015, che avrebbe avuto luogo nella città, e che creava un clima economico e sociale asfissiante per gli strati sociali più bassi di Milano.

Il 2/5/2015, il giorno dopo la manifestazione, siamo stati fermati dalla polizia italiana nell’ambito di un’operazione di fermi di massa, solo perché stavamo uscendo da un centro sociale occupato. Dopo essere stati fermati per molte ore e senza la presenza di un interprete, siamo stati rimessi in libertà senza alcuna accusa.

Giovedì 12/11/2015
le autorità greche hanno fatto irruzione nelle nostre case e ci hanno arrestato con un mandato di cattura europeo, rilasciato dalla Procura di Milano, con cui veniva richiesto il nostro arresto e la nostra estradizione in Italia per aver partecipato alla manifestazione. Secondo quanto riportato nel mandato «siamo stati visti» partecipare agli scontri.

La solidarietà concreta del movimento è riuscita ad evitare la nostra carcerazione, ma è ancora in pendenza la decisione del Consiglio Giudiziario che dovrà stabilire se autorizzare la nostra estradizione in Italia, dove non dovremo nemmeno scontare un periodo minimo di carcerazione fino allo svolgimento del processo. Da quando è stato istituito il Mandato di Cattura Europeo, è la prima volta che viene richiesta l’estradizione di cittadini da uno stato membro ad un altro per motivi attinenti alla loro attività politica.

Come studenti che partecipano al movimento studentesco e alle sue lotte, alle assemblee di quartiere, alle rivendicazioni dei lavoratori, rivolgiamo un appello a tutto il movimento antagonista affinché si opponga alla nostra estradizione in Italia, che è un rischio concreto. Quando i movimenti “dal basso” scelgono di unirsi contro le politiche internazionali di austerità, allora gli stati scelgono di collaborare contro di loro per reprimere le lotte, perseguendo l’attività politica. Il risultato è questa situazione inaudita, che oltrepassa i confini nazionali e crea un precedente pericoloso per ogni militante.

BLOCCHIAMO CON TUTTE LE NOSTRE FORZE L’ESTRADIZIONE IN ITALIA

I cinque studenti ricercati dalle autorità italiane

Atene, 14/11/2015

Comunicato dal carcere di Opera

Noi sottoscritti detenuti del primo padiglione, 4° piano, sezioni A, B e C del carcere di Opera Continua a leggere »

Fibbia: E’ uscito il n°0 del foglio anticarcerario

Come nemici delle galere abbiamo deciso di far uscire “Fibbia“, un foglio anticarcerario in cui condividere lettere riflessioni e aggiornamenti su alcune carceri del territorio emiliano e delle zone limitrofe. Continua a leggere »

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