5 maggio. L’Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) lamenta un’aggressione da parte di un detenuto del Lorusso e Cotugno ai danni di una guardia, la quale per un mesetto non potrà prestare servizio. A quanto riferisce il sindacato, al momento della zuffa, avvenuta mercoledì nel blocco “C” del carcere torinese, nel padiglione erano presenti solo due agenti per controllare quattro sezioni detentive con piu’ di 160 detenuti.
Il cappellano e il poliziotto
3 maggio. Il capo della Polizia Antonio Manganelli, il questore di Torino Aldo Faraoni, tutti i dirigenti, i funzionari ed il personale di Polizia della Provincia di Torino esprimono il loro profondo cordoglio per la morte di un poliziotto del Commissariato di Ivrea e di Don Stefano, parroco e giornalista, cappellano regionale dell’Arma dei Carabinieri. I due viaggiavano insieme a bordo di un’auto di servizio nei pressi di Ivrea. Il ventenne che guidava l’altra auto coinvolta nell’incidente è fortunatamente fuori pericolo.
Il disagio è servito
2 maggio. Con i loro furgoni i venditori ambulanti dei mercati torinesi bloccano per un paio d’ore la tangenziale di Torino in corrispondenza dello svincolo per lo stadio della Juve, proprio poco prima del big match in cui la squadra degli Agnelli lotta per aggiudicarsi lo scudetto. Va da sè che il traffico sia andato in tilt.
Guastafeste
1 maggio. Le guardie carcerarie in servizio al carcere delle Vallette decidono di fare una grigliata nello spazio dove i prigionieri fanno l’ora d’aria. Di sezione in sezione assieme al profumo di costine si sparge la voce della loro festicciola e, all’improvviso, nella dodicesima salta la luce. Scatta un po’ di parapiglia e le guardie sono costrette a mollare il pic-nic per vedere che sta succedendo, e nello sfottò generale riportare l’ordine.
Vecchi e giovani
24 aprile. Giusto alla vigilia del 25 aprile i giovani fascio-pdiellini della Giovane Italia si lamentano coi giornali di alcune scritte apparse sulla facciata dello “Spazio sociale Giulio Cesare”, il gabbiotto ai giardinetti di via Montanaro che hanno “occupato” prima di Pasqua. Dicono che i loro volontari hanno già ripulito i muri e che loro «tirano dritto» (come diceva nonno Benito ai bei tempi dell’Etiopia) con le attività, nell’attesa che «il Sindaco Fassino mantenga la parola data e regolarizzi l’affidamento della struttura». In realtà, come sa chiunque abiti in zona, in attesa della risposta del Sindaco loro le serrande preferiscono tenerle abbassate il più possibile - che in un quartieraccio come quello non si sa mai che brutti incontri si possano fare.
Signori ministri
21 aprile. Fornero e Profumo tornano a Torino, appaiati, e si beccano una bella contestazione: sono soprattutto studenti quelli che li aspettano di fronte al Valentino, pronti a lanciare loro in faccia le proprie ragioni. E pure qualche uovo. Da lì in poi partono le cariche; e allora corteo selvaggio, blocchi stradali e cassonetti in mezzo alla strada per tutta San Salvario: benvenuti Signori ministri.
Bastardi
20 aprile. «Ladri bastardi!»: questa la scritta comparsa sulla serranda della Lega Nord di via Cenischia, evidente riferimento alle meschinissime figure che la dirigenza padana sta rimediando in queste settimane.
(Ai criticoni che vorranno puntualizzare che quello del discutibile utilizzo di fondi pubblici in fondo è l’ultimo degli appunti che si possono muovere al partito di Bossi e Maroni dedichiamo il piccolo album qui sotto, che documenta la buona accoglienza fatta alla sede leghista di San Paolo nel corso degli anni.)
19 aprile. Circa tre mesi fa il coordinatore all’urbanistica della sesta circoscrizione Fabrizio Genco faceva erigere in Via Monteverdi e via Petrella, in zona Barriera di Milano, delle porte di altezza ridotta Via Monteverdi: rotte le barriere anti sosta selvaggia
„ per impedire ai camper di sostare abusivamente nei parcheggi antistanti gli uffici postali. Queste barriere, però, non ci sono già più. Sono state infatti divelte da ignoti un paio di notti fa.
Bruciati furgoni delle Ferrovie
19 aprile. Nella notte sono andati a fuoco contemporaneamente sei mezzi delle Ferrovie dello Stato parcheggiati in Corso Bramante. I vigili del fuoco non hanno dubbi sull’origine dolosa dell’incendio.
Un bel blitz
18 aprile. Rivalta. Intorno alle 18.30 alcune persone forzano l’ingresso del comitato elettorale del candidato sindaco del PdL, strappano poster e bandiere del partito, rovesciano tavoli e sedie, distruggono il materiale elettorale, cospargono il pavimento di immondizia e se ne vanno.
Consegne a domicilio
12 aprile. Una settimana fa erano arrivati sotto uno stabile in centro città pensando fosse del loro padrone, ma non era la villa giusta. Ieri invece, gli operai della de Tomaso ci son riusciti. Urla, insulti, petardi e uno striscione affisso sul cancello della villetta di Gian Luca Rossignolo, amministratore delegato della fabbrica di Grugliasco. Senza capetti sindacali a mediare, gli operai hanno lanciato petardi nel giardino e intonato slogan e insulti alla volta dell’industriale.
16 marzo. L’Alenia, dopo lo sconcerto degli ultimi giorni, rassicura i torinesi circa il velivolo militare che sorvola la città a velocità supersonica accompagnato da un boato infernale: non c’è da preoccuparsi, si tratta di voli di prova a bassa quota sulla città del caccia militare multiruolo Euro Fighter Typhoon.
LD Market
12 marzo. Un agente della Ferdy Investigazioni di Fernando Mimmo ha intercettato una coppia di rumeni all’uscita dal discount “LD” di Via De Sanctis con qualche decina di euro in generi alimentari nascosta sotto le giacche. Come è politica aziendale, l’addetto alla sicurezza ha chiamato i Carabinieri, che hanno poi arrestato i due per furto.
…e due!
9 marzo. Il Freccia Rossa per Roma delle 18.02 parte con mezz’ora di ritardo a causa di un improvviso blitz di una trentina di No Tav. Dopo quello della mattina degli studenti, è il secondo blocco in un giorno nella stazione di Torino Porta Nuova.
Studenti sui binari
9 marzo. Gli studenti tornano in piazza per contestare i tagli all’istruzione. Ma non lasciano a casa le bandiere No Tav, ricordando i costi enormi per la realizzazione dell’opera. Occupano per mezzora i binari dell’Alta Velocità a Porta Nuova e proseguono in corteo fino all’arco del Valentino, causando disagi alla circolazione nel centro cittadino.
Blocchiamo tutto
1 marzo. In serata la tangenziale viene bloccata a singhiozzo all’altezza di corso Francia. In contemporanea Anonymous oscura i siti del Comune di Torino, della Regione e della Provincia, e in via Verdi un centinaio di persone presidia la sede torinese della Rai, con bandiere contro il Tav e di un paio di partiti contro il Tav. Col passare del tempo, però, le persone aumentano e il presidio si trasforma in un corteo che imbocca via Po e blocca le vie del centro. Le bandiere dei partiti spariscono e i No Tav si dirigono verso la stazione. L’acustica di Porta Nuova fa rimbombare forte gli slogan contro l’Alta Velocità mentre circa trecento manifestanti prendono decisi la via dei binari dedicati ai Frecciarossa, impedendo la partenza di un Eurostar. Dopo un’oretta finisce l’occupazione delle rotaie, ma non la voglia di bloccare: si continuerà fino a tarda sera, in un itinerario che ha toccato il precollina (corso Moncalieri, Piazza Gran Madre) e lambito Porta Palazzo (corso Regina Margherita).
Basta caselli?
26 febbraio. Nel pomeriggio un centinaio di manifestanti No Tav occupa l’uscita dell’autostrada A32 all’altezza di Avigliana. Striscioni e volantini in solidarietà agli arrestati del 26 gennaio, ma assolutamente nessun disagio per la circolazione, perché i manifestanti dopo aver oscurato alcune telecamere tengono le sbarre alzate, permettendo per diversi minuti a tantissime autobili di uscire senza pagare il pedaggio.
Cariche a Porta Nuova
25 febbraio. Un gruppone di manifestanti di ritorno dal partecipatissimo corteo No Tav in Valsusa viene caricato dalla celere alla stazione di Torino Porta Nuova. I manifestanti rispondono tirando pietre e fumogeni.
Incidenti
24 febbraio. Un gruppo di studenti parte in corteo dalla residenza occupata di via Verdi 15 per chiedere in municipio notizie del fantomatico tesoretto olimpico, ma nel cortile interno vengono respinti dai vigili urbani e ne nasce un parapiglia. Cinque vigili contusi negli scontri, più due feriti in un incidente automobilistico mentre portavano i colleghi in ospedale.
Bloccare conviene
15 febbraio. Duecento operai di Chivasso bloccano per una buona mezz’ora le uscite dell’autostrada Torino-Milano, per protestare preventivamente contro le misure di austerity minacciate dal Governo. Terminato il blocco, i manifestanti sfilano in corteo per le vie di Chivasso.
L’ennesimo raid
15 febbraio. All’alba 40 carabinieri della compagnia Oltredora di Torino, con l’appoggio di un elicottero, diversi vigili urbani e un cane antidroga, rastrellano un condominio in via Maria Ausiliatrice a Torino, identificando le 120 persone che ci vivono. Non si registrano arresti.
Spazzatura
15 febbraio. Nella notte la sede della Lega Nord di via Cenischia a Torino viene imbrattata da vernice rossa, scritte inneggianti alla rivolta greca, e un bel cumulo di spazzatura
In frantumi
15 febbraio. In solidarietà con gli arrestati No Tav, nella notte ignoti danneggiano la vetrata di un ufficio del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria in via Brindisi.
A casa
13 febbraio. Il Tribunale del Riesame di Torino dispone gli arresti domiciliari con tutte le restrizioni per altri sei No Tav arrestati il 26 gennaio. Si tratta di Tobia, Samuele, Gabriela, Jacopo, Giuseppe e Lorenzo. In carcere restano dunque in otto. Qui trovate i loro nomi e i recapiti.
Legge Reale
13 febbraio. Su richiesta del pubblico ministero Roberto Sparagna, il giudice del Tribunale di Torino Alessandra Pfiffner condanna 26 giovani a 8 mesi di carcere per aver manifestato a volto coperto da kefie, sciarpe e fazzoletti al corteo contro il G8 universitario del 19 maggio 2009.
Hacker
10 febbraio. Il sito internet del carcere di Torino viene attaccato dagli hacker di Anonymous, che pubblicano sulla sua homepage un lungo comunicato di solidarietà agli arrestati dell’operazione del 26 gennaio contro il movimento No Tav, e a tutti i prigionieri delle Vallette, costretti a un regime di privazioni e miseria durissime.
Caselli non si presenta
9 febbraio. Una cinquantina di No Tav si raduna davanti alla libreria “La Torre di Abele” per aspettare il Parruccone Capo Giancarlo Caselli, grande mente dietro l’inchiesta del 26 gennaio. Traffico bloccato, fumogeni e interventi al megafono. Ma la salma non si presenta, così i manifestanti partono in corteo fino a Piazza Castello.
9 febbraio. Il Tribunale del Riesame scarcera altri due No Tav arrestati il 26 gennaio, Federico e Zeno. Contemporaneamente, l’Amministrazione Penitenziaria ne trasferisce cinque in altrettanti carceri piemontesi. Qui trovate i nomi e gli indirizzi. Al momento, sembra che alle Vallette siano rimasti in tre: Giuseppe, Alessio e Gabriela.
Dentro e fuori
7 febbraio. Fuori dal carcere delle Vallette, alcune centinaia di persone si radunano per un presidio in solidarietà con gli arrestati del 26 gennaio. Dentro, due di loro - Giorgio e Tobia - protestano contro l’assenza delle cosiddette “ora d’aria” e “ora di socialità” e contro la miseria della vita quodidiana in carcere. Il giorno dopo, scriveranno una lettera per raccontare l’accaduto.
Cosa fanno un Ufficiale giudiziario e un funzionario dell’Ufficio politico della Questura quando si rendono conto che leggi e leggine possono ostacolare la finalità ultima del loro lavoro - vale a dire la tutela degli interessi dei padroni? Prendono leggi e leggine e ci si puliscono il sedere. Il diritto del resto è sempre una questione di forza, e la forza - quella militare, quella che fa muovere di prima mattina decine di uomini armati, e camionette, e funzionari dalla denuncia facile - è senza dubbio dalla loro parte.
E così, ieri mattina, l’Ufficiale e il Questurino hanno organizzato un bell’assedio all’alba - con decine di uomini armati, e camionette e funzionari dalla denuncia facile - per restituire alla legittima proprietaria un appartamento in via Leinì, nel cuore di Barriera di Milano, il cui inquilino da sei mesi resisteva allo sfratto. Peccato però che l’ultima volta l’Ufficiale giudiziario aveva lasciato formalmente all’inquilino tempo fino al 23 maggio per andarsene e che ieri… era solo il 15. Insomma, a differenza degli assedi precedenti - quello di Borgo Dora e quello di San Paolo - quando la forza questurina ha dato una bella spinta al diritto dell’Ufficiale giudiziario di sfondare porte in giorni prestabiliti, questa volta la forza si è presentata nuda per quello che è, senza alcuna pezza giustificativa.
L’Ufficiale e il Questurino si son studiati questo piccolo imbroglio per evitare tutti i fastidi legati al dover affrontare una porta ben barricata, inquilini vigili e svegli, un buon numero di solidali di fronte al portone da dover spostare di peso o da dover inseguire mentre bloccano le strade e scorazzano per il quartiere. Soprattutto, agendo illegalmente e di sorpresa hanno voluto evitare di misurarsi con una forza diversa dalla loro - che sa farsi sentire e mettersi in mezzo anche se non è di tipo militare, che trova linfa nella solidarietà reciproca degli sfrattati e nella simpatia di un bel pezzo di città - e con l’idea, ben distante dal diritto, che la casa è di chi l’abita e che tutti dobbiamo averne una.
Ascolta l’intervista a Ciro, trasmessa questa mattina da Radio Blackout:
(Per la cronaca spicciola, l’Ufficiale in questione si chiama Savelloni Riccardo e i questurini sono i soliti della squadra politica di via Grattoni. La padrona di casa oggetto di tante affettuose attenzioni è una certa Benzo Margherita. Ah!, dimenticavamo: l’inquilino sotto sfratto già da qualche tempo vive in una casa occupata qui in quartiere per cui l’Ufficiale e il Questurino, in realtà, non son riusciti a sfrattare nessuno.)
Questa mattina alle 10 e 30 abbiamo ricevuto una chiamata da due reclusi del Cie che con voce concitata e spaventata ci informavano di un feroce pestaggio in corso. La polizia era entrata nelle celle della sezione maschile per fare delle perquisizioni sfociate in violenza, in particolare da parte de “l’ispettore”, una figura che ci era già stata segnalata in passato per essersi distinta nelle aggressioni fisiche sui detenuti. I ragazzi ci hanno parlato di volti e denti spaccati a calci e di un ferito per emorragia interna, trasportato in ospedale. Altri quattro erano stati appena portati in questura.
Alcuni solidali si sono recati quindi sotto la questura per portare il loro sostegno, mentre altri si sono recati al Sant’Orsola per accertarsi delle condizioni del ferito. Si è saputo così che il ragazzo era già stato dimesso e che era stato arrestato insieme agli altri quattro.
Nel pomeriggio i reclusi ci hanno informato di un secondo pestaggio e della permanenza di tre camionette della polizia all’interno. Inoltre già dal pasto di mezzogiorno avevano iniziato uno sciopero della fame perché preoccupati della sorte dei loro compagni, con la richiesta che venissero liberati.
Successivamente qualcuno è passato fuori dalle mura per fare un saluto e per dire loro che quanto stava accadendo dentro aveva già fatto il giro della città, attraverso le radio locali e gli interventi sotto la questura.
Nell’ultimo mese le rivolte e le evasioni non sono mai cessate tanto che in 18 sono riusciti a riprendere la libertà. Per far fronte a questa situazione molti dei reclusi sono stati trasferiti in altri Cie (per esempio a Trapani) o deportati. In questo momento nella sezione maschile sono rimasti in 16 quando di solito il numero non è inferiore ai 60.
È da una settimana che dentro al Cie di corso Brunelleschi scoppiano piccoli incendi. Va a fuoco un materasso al giorno, un giorno dopo l’altro, nelle celle dell’area rossa e in quelle dell’area gialla. Un materasso al giorno, spento regolarmente e senza grossi sforzi dai militari della Croce Rossa. Questa notte, invece, i fuochi sono stati molti: una settantina di reclusi, divisi tra le due aree, di materassi ne hanno bruciati parecchi, insieme ad altre masserizie. Qualche ora di casino per protestare contro i Giudice di Pace che, un mese dopo l’altro, rinnovano l’autorizzazione a tenere ogni singolo prigioniero qualche mese in più dentro le gabbie. Anche questa volta la Croce Rossa è arrivata, ha spento i fuochi, e tutto è tornato alla solita calma apparente. Eppure, rinnovo dopo rinnovo, c’è gente che è dentro da quasi sei mesi e, un materasso dopo l’altro, la tensione dentro al Centro monta.
Modena, 13 maggio 2012
«Rivolta al Cie, fuoco e scontri Militari aggrediti con spranghe
Quattro ore di tensione al centro di espulsione. Coperte date alle fiamme
Hanno cominciato lanciando le sbarre di ferro smontate dai letti contro i militari in servizio, poi sono passati al fuoco, incendiando le coperte e dando vita a una decina di focolai nei vari blocchi, tanto che il fumo si vedeva levarsi dall’esterno della struttura. Siamo al Cie (centro identifcazioni ed espulsioni) di via Lamarmora. Ore 21.30 dell’altro ieri: qui è andata in scena l’ennesima rivolta dei clandestini rinchiusi nella struttura e che chiedono la libertà. Ieri alle 20, poi, le forze dell’ordine sono tornate al centro per una seconda sommossa.
Come sempre, venerdì sera è bastato un pretesto per scaldare gli animi: una perquisizione del blocco sgradita, il cibo insipido, perfino il Corano. Per gli immigrati, quasi tutti nordafricani, ogni scusa è buona per dare vita alla protesta violenta e organizzata. Per calmare i 60 clandestini sono dovute intervenire tutte le Volanti della polizia, i carabinieri con più equipaggi e la guardia di finanza. Non solo, stavolta è servito anche l’intervento dei vigili del fuoco, che hanno spento i focolai alimentati con carta e coperte (che ora saranno ricomprate a spese dei contribuenti, ndr) prima che gli incendi si propagassero al resto degli arredi. Continua a pag. 29141
Caltanissetta, 11 maggio
«Caltanissetta: un immigrato tenta di fuggire dal CIE, arrestato
Un immigrato che ha aggredito la polizia mentre assieme ad altri extracomunitari tentava di fuggire dal CIE di Pian del Lago a Caltanissetta è stato arrestato con l’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento di beni dello Stato. Quest’ultima accusa si riferisce ad atti vandalici contro un’auto di servizio della polizia. L’arrestato, il tunisino Hajji Abdelfatteh, 26 anni, è stato trasferito nel carcere di Caltanissetta. Un agente nella colluttazione per bloccarlo ha subito una contusione al naso giudicata guaribile in 10 giorni.»
Bologna, 7 maggio 2012
«Immigrazione: sei persone fuggite ieri dal Cie di Bologna
Un immigrato è invece stato bloccato dalle forze dell’ordine
Sei immigrati sono riusciti a fuggire ieri dal Cie di Bologna. I sei (quattro algerini, un tunisino e un marocchino) si sono allontanati attorno alle 14.15 scavalcando una recinzione. Un altro immigrato, un marocchino, e’ stato invece bloccato dalla forze dell’ordine durante il tentativo di allontanarsi. E’ l’ultimo di una serie di ‘evasioni’ tentate e riuscite negli ultimi giorni: venerdi’ due tunisini avevano cercato di allontanarsi, mentre il primo maggio erano riusciti a fuggire in cinque.»
Bologna, 4 maggio 2012
«Tenta di fuggire dal Cie - Cade e si rompe la caviglia
Trasportato al Sant’Orsola nel cuore della notte. Ancora materassi dati alle fiamme e oggetti lanciati contro i militari
Si è rotto una caviglia, cadendo dalla recinzione del Cie di Bologna, mentre tentava la fuga con un connazionale. E’ successo la scorsa notte, verso le 4, a un tunisino di 36 anni che stava cercando di scappare dal centro di via Mattei. Insieme ad un altro tunisino di 34, è stato portato all’ospedale Sant’Orsola. Prima, verso l’una, c’era stato l’ennesimo tentativo di rivolta ed ‘evasione’ dalla struttura, con materassi dati alle fiamme e lanci di oggetti e pietre contro le forze dell’ordine. Nessuno, secondo quanto si è appreso, è riuscito nell’intento di scavalcare i cancelli. Soltanto due giorni fa cinque persone trattenute nella struttura di via Mattei erano invece riuscite a fuggire.»
Bologna, 3 maggio 2012
«Fuggono in cinque dal Cie di via Mattei, rivolta nella notte
Sono scappati tre marocchini, un algerino e un tunisino. I carabinieri li stanno cercando.
Cinque persone sono riuscite a fuggire ieri dal Cie di Bologna. Verso le 11.30, un algerino di 32 anni ha scavalcato le recinzioni del centro di via Mattei, dirigendosi verso la vicina stazione ferroviaria. Durante la notte, poi c’è stata l’ennesima rivolta con lancio di oggetti contro una vettura dei carabinieri: sono scappati in tre, un tunisino di 22 anni e due marocchini di 29 e 30. Infine, alle quattro del mattino, anche un altro marocchino di 23 anni si è fatto di nebbia.»
Giornata dura per il Partito Democratico, che anche a Torino si ostina ancora a sfilare al corteo dei lavoratori. All’inizio della giornata un gruppo di giovani contesta la presenza del sindaco Piero Fassino alla testa corteo, cercando di allontanarlo. La polizia interviene subito con una violenta carica, ma per il primo cittadino le contestazioni non sono finite. Continueranno infatti lungo tutto il corteo, sino al termine della manifestazione in piazza San Carlo, dove il suo intervento viene interrotto dai fischi che arrivano da più parti.
Quando, terminati i comizi, lo spezzone del PD tenta di entrare in piazza, alcuni manifestanti gli intimano di allontarsi, al grido di “Più casino meno Fassino”, “Il primo maggio è dei lavoratori, Fassino e PD fuori dai coglioni”, “La rabbia sociale ve la farà pagare” e altri improperi. I militanti democratici capiscono subito l’antifona e si defilano, mentre i gorilla professionisti dell’Hydra Service reagiscono con spray urticante e mani addosso. Non basta, però, infatti anche loro dovranno arrendersi e darsela a gambe. Nel parapiglia, il parabrezza del furgone democratico viene anche preso a martellate.
Ascolta una registrazione audio della contestazione al PD in piazza San Carlo
Ma, durante tutto questo casino, dov’era la polizia? Era impegnata a caricare brutalmente lo spezzone sociale del corteo che aveva deviato dal percorso principale e si era radunato sotto il Municipio. Lì due manifestanti si sono arrampicati sul balcone e hanno sostituito la bandiera italiana con quella No Tav, chiedendo la liberazione degli arrestati per l’operazione del 26 gennaio.
Bologna, 29 aprile «Fugge da Cie di Bologna,ritrovato da militare fuori servizio
Il soldato lavora nella struttura e l’ha riconosciuto
Un uomo algerino di 31 anni che era fuggito nella notte di ieri dal Cie di Bologna e’ stato subito rintracciato. La sua ‘liberta” infatti e’ durata poche ore. Intorno all’una, mentre si trovava nel parco della Montagnola, nel centro cittadino, e’ stato riconosciuto da un militare dell’esercito che presta solitamente servizio nella struttura. Il militare, fuori servizio in quel momento, ha avvisato gli agenti di polizia che hanno nuovamente riconosciuto e riportato al Cie l’uomo.»
Un venerdì come tanti altri, dentro alle gabbie di Trapani e di Torino. A Trapani-Milo, un gruppo di reclusi ha provato a scappare - seguendo il buon esempio degli evasi della settimana e del mese scorsi. Purtroppo, solo in due questa volta ci sono riusciti. Tutti gli altri sono stati ripresi prima che riuscissero a scavalcare l’ultima recinzione, e due sono stati pestati sonoramente dalle guardie.
A Torino, invece, un recluso cui era stata annunciata la deportazione imminente è montato sul tetto della sezione, ed è riuscito così a perdere l’aereo, inceppando solo soletto ma efficacemente, la macchina delle espulsioni.
«La situazione insostenibile dentro al CIE di Via Corelli sta purtroppo portando a continui gesti di autolesionismo, fino al suicidio.
Il 9 aprile un altro ragazzo ingoia accendini e pile, viene portato in ospedale ma poco dopo torna dentro con gli oggetti ancora nello stomaco; la novità è che ora possono anche espellerli da sè, troppo rischioso operarlo e lasciarlo in ospedale, potrebbe fuggire.
Il 17 aprile un ragazzo algerino tenta di impiccarsi, ma viene salvato dai suoi compagni di sezione; privo di conoscenza viene portato nell’infermeria del centro e lì rimane. Sarebbe necessario portarlo d’urgenza in ospedale, ma si teme la fuga: riceviamo infatti, tramite i parenti, notizie di reclusi con gravi problemi di salute che necessiterebbero cure specifiche che la croce rossa non è in grado di dare, ma piuttosto che portarli in ospedale li imbottiscono di psicofarmaci, anche per endovena… una puntura che ti “sballa” e resti a letto per 2/3 giorni, come un morto, non riesci ad alzarti nemmeno per mangiare. Psicofarmaci elargiti senza cognizione così il detenuto viene privato di qualsiasi voglia di reagire. Continua a pag. 29125
Completamente condivisibile l’intervento di Macerie (…). E’ come se fosse la pubblicazione della serrata critica che stiamo conducendo per evitare la deriva istituzionale e lo snaturamento di quella che è stata la lotta contro il CPT di Gradisca che ha visto impegnato per alcuni anni un movimento variegato composto da varie anime, compresa quella cattolica. E’ proprio per tale motivo che già questa estate siamo ritornati in Piazza a Gradisca a fare un nuovo ulteriore presidio-volantinaggio, dopo che, nel 2004-5-6 ne abbiamo fatti nuomerosi. E’ grazie ad una mobilitazione capillare ed insistente che a Gradisca e nell’isontino, la percezione dell’ex-CPT, ora CIE, c’è e si è sedimentata come negativa in larga parte della popolazione.
Ieri su un Macerie, un blog di informazione antirazzista, è comparso un post che pretendendo di voler fare chiarezza su certi preti e certi lampioni non ha trovato di meglio che buttare lì un’allusione maliziosetta a senzafrontiere, reo di aver ospitato le interviste di quelli della “Tenda per la Pace e i Diritti”.
I ragazzi in questione gestiscono uno spazio di incontro aperto ai rifugiati del CARA di Gradisca nei locali della parrocchia. Proprio a casa del prete che, nemmeno una settimana dopo l’inaugurazione dello spazio, ha benedetto i lampioni pagati da Maroni per rendere la vita difficile a chi salta il muro del CIE.
Noi, dalla casa del prete, ce ne saremmo andati. O, meglio, non ci saremmo mai entrati. Ma noi siamo anarchici, anticlericali, convinti che non si spezza il pane e non si condivide il vino con chi benedice i potenti.